Tu chiamale se vuoi… emozioni

… Entrare nelle stanze-celle, dopo aver superato tutti i controlli, i “clic-clac” delle varie porte che si aprono e chiudono al nostro passaggio e vedere entrare i “ragazzi” con i loro occhi carichi di speranza contrapposti ai corpi stanchi, accogliere i loro abbracci, i loro sorrisi e i loro grazie…
Io provo un’immensa gratitudine.
Non riesco, anche se dovessi sforzarmi, a fare i conti con i loro reati e i loro crimini; non riesco a irrigidirmi giudicando ciò che sono stati o hanno commesso.
Quello che vedo e sento proviene da un profondo rispetto per l’essere umano in quanto tale, proviene da ciò che a me hanno insegnato ma che a tanti – forse a troppi – sfugge: il rispetto per le emozioni e la sofferenza.
E quando vedo i ragazzi lavorare al progetto “fotografiAMOci dentro”, è come se fossi ovunque, in qualsiasi luogo, in qualsiasi contesto e situazione.
Tutte le pseudo barriere crollano, non esistono muri, inferiate, porte blindate, chiavistelli, giudizi e condanne.
Esistono solamente degli uomini che si lasciano andare, che viaggiano nei loro ricordi e nelle loro emozioni; esistono esseri umani che si stanno affidando, che con noi provano a volare attraverso le immagini -mentali e non – e attraverso la fotografia, che più di ogni parola racconta ciò che in loro non è stato rinchiuso, non è stato carcerato.
Entrano ed escono liberamente, vanno oltre, si “infilano” nelle immagini che vedono e raccontano il loro pezzo di storia, i loro vissuti, le loro emozioni… paura, rabbia, tristezza, gioia…. tutto con estrema semplicità, come bambini che per la prima volta camminano e sentono di poter andare ovunque.
Si riappropriano di ciò che credevano sepolto. Mentre scattano fotografie cercando di raccontarsi, i loro occhi si illuminano e spaziano ovunque, evadono dalle barriere reali per poter finalmente riprovare l’ebrezza della libertà.
Noi li accompagniamo in questo viaggio… ed io non posso che ringraziarli per avermi aperto le loro porte interiori.
Sono a loro grata nel percepire che la mia mano tesa è stata presa ed è tenuta stretta… perché anche loro mi arricchiscono , perché anche loro fanno parte della mia storia personale.
Grazie Ragazzi,
Paola
Paola Rampone, psicologa-psicoterapeuta e psicodrammatista, è responsabile insieme a Virginia Chiodi Latini del progetto “FotografiAMOci dentro”.
Editor e responsabile dei contenuti per l'Associazione culturale Sapori Reclusi