Benvenuti a una ubriacatura di incontro

IL CIBO E IL VINO COME SCOMMESSA: BRUNO CERETTO E LUCIANO MARSAGLIA
Saluzzo, Stampatingalera, 11 aprile 2014.
Oggi sono venuti a trovarci Luciano e Bruno per parlare di aziende, di lavoro e della loro esperienza.

Luciano ha un ristorante, l’Ostu du djun a Castagnito, nel Roero. Ha lavorato in giro per l’Italia e poi ha scelto, come ci ha raccontato, di realizzare un sogno di famiglia: creare un luogo dove le persone potessero incontrarsi con semplicità. Da quelle merende a vino e bigliardino, è nata l’osteria. Oggi, grazie alla cucina buonissima della mamma di Luciano, accoglie tutte le sere il sold out di pubblico. Il djiun, come ci racconta Luciano, è il nome dei nodi che ha qui il legno. Qualcosa di ruvido e naturale, che crea un punto di discontinuità, di raccordo. Luciano è lavoro e impegno, entusiamo e leggerezza. E’ merito suo se Bruno oggi è qui con noi.

Bruno è un vulcano in eruzione. Racconta la sua vita tra vigne, presidenti della repubblica, capitalismo turattiano, errori, vite che si possono sempre cambiare. Racconta la sua azienda pazzesca, Ceretto, racconta della fatica, della passione per il cibo, racconta del ristorante di Alba Piazza Duomo. Qualità delle materie prime e profitto inteso come redistribuzione del bisogno, insieme a una idea sociale e dignitosa del lavoro. Questo il suo segreto: capitalismo turattiano. ” E dire che son sempre stato di destra! Ma si cambia, nella vita. Si fanno errori, si cambia. Credetemi”… Poi racconta della sua famiglia e di un mondo contadino, uscito dalla guerra, che non esiste più. Conquista tutti, con il suo sogno visionario di cambiamento. Basato sul lavoro, sull’impegno, sul non darsi mai per vinti.  Stiamo organizzando una cena per sostenere il laboratorio. Bruno e Luciano ci aiuteranno, e vorrebbero portare anche tutti i detenuti del corso. Si leva un’ovazione. Non importa se non si potrà. Per un istante, si accende una luce. Accendere la speranza non è facile. In modo provocatorio, ma Bruno sa come farlo.

Quando se ne vanno, gli consegniamo due fotografie realizzate da Davide Dutto. Sarebbe stato bello regalare una foto scattata e stampata nel nostro laboratorio, ma ancora non siamo in grado. Ci stiamo preparando. “Scrivete una dedica”, dico io prima che Davide porti gli ospiti. Facciamo un giro di idee, nessuna prevale. E’ solo questione di tempo. Alla fine della mattinata le dediche ci sono eccome. Si alzano Nico e Vincenzo, per scriverle a nome di tutti.
Nel pomeriggio abbiamo trascorso un’ora e mezza a ripassare ogni frase dell’incontro. Impossibile fare altro, oggi.

Vincenzo: “Eddai l’avete fatto apposta… Non me l’aspettavo proprio che avreste portato una persona così”
Giovanni: “Ci ha colpito molto…”
Totò: “Noi andiamo al corso e sarebbe bello partecipare alla cena… ehehehe”
Maurizio: “La sua è una mente imprenditoriale, concreto, è andato dal direttore a risolvere quello che poteva risolvere. Un direttore furbo dovrebbe prendere palla al balzo e sfruttare quest’occasione… Avete sentito cosa ha detto?! ‘Se non venite voi io non vengo e non porto nemmeno il cuoco’!!

Questa frase se la ricordano tutti.

Totò: “Perché non ci lascia in mezzo a una strada vero?”
Vincenzo: “Io sono per la correttezza, se ho sbagliato pago… L’insegnamento parte dall’esempio”.
Nico: “Ma avete sentito? Na’ forza. ‘Per voi pago io, il direttore può fare da sé”
Maurizio: “In carcere non entri, hai paura, non è facile se non hai opportunità di farlo. Bruno non sarebbe mai venuto se non avesse avuto occasione con Sapori Reclusi
Francesco: “A me ha colpito questa cosa della difficoltà di farci partecipare alla cena. Che a lui realizzare le cose facili non mi interessa. ‘Facciamo le cose difficili’ ha detto”