Il Museo Lombroso entra in carcere

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Lunedì 29 giugno è stato un giorno speciale, perché a trovare i ragazzi di Stampatingalera sono stati Cristina Cilli e Silvano Montaldo, rispettivamente conservatrice e direttore del Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso di Torino. Insieme a loro e per il tramite dell’Associazione stiamo portando avanti il progetto Face to Face – l’arte contro il pregiudizio.

Non poteva esserci incontro più intenso e cardine di questo progetto che portare il Museo dentro il Carcere, là dove tutta la riflessione di Lombroso in certo qual modo è iniziata. Un primo passo per riflettere insieme sui pregiudizi e sui preconcetti, a partire da quelli che ci riguardano da vicino.

[redazione]

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In carcere si incrociano due elementi del Leviatano, la forza armata e la burocrazia. Chi vive al di fuori fa questa esperienza della propria fragilità solo in dosi omeopatiche, chi é nella sua pancia le sperimenta su di sé continuamente. Per questo é istintivo essere solidali con coloro che abbiamo incontrato, qualsiasi cosa abbiano commesso. Come diceva lo scrittore, la campana suona sempre per noi.

[Silvano Montaldo]

L’incontro nel carcere di Saluzzo con i reclusi del Progetto “Face to face” è stato per me decisamente positivo, al di sopra delle mie aspettative. Fin dal primo istante in aula si è creato un dialogo molto piacevole, fatto di persone curiose, attente, desiderose di conoscere e condividere. Infatti, durante la mia presentazione del Museo Lombroso, difronte a fotografie di oggetti realizzati da reclusi in carcere tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, non sono mancati i loro interventi che riportavano a storie e a esperienze personali. Questo ha permesso di tracciare virtualmente un filo di continuità tra gli oggetti del Museo e quelli della loro quotidianità, come se lo status di recluso inducesse l’uomo a compiere determinate azioni, indipendentemente dalla collocazione spazio-temporale in cui si trova.  Ancora mi ha colpito la gentilezza con la quale queste persone ci hanno accolto e il loro affetto, la voglia di raccontarsi e la gioia che hanno manifestato nello stare con noi. Le due ore sono davvero passate veloci e il sentimento più forte che ho provato uscendo da quella struttura è stato il dispiacere di non potermi fermare ancora un po’con loro. In conclusione questa esperienza ha cancellato molti miei pregiudizi sia sulle modalità di reclusione che sui detenuti stessi.

[Cristina Cilli]

Editor e responsabile dei contenuti per l'Associazione culturale Sapori Reclusi