Francesca tra narrativa e letteratura per ragazzi

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Qualche giorno fa invece sono stata per la prima a volta per tre ore a parlare direttamente con alcune persone che lì, in quei blocchi di cemento che sembrano immobili, vivono. Ecco, la loro è stata un’accoglienza grande, di cuore, calorosa, curiosa, una voglia di ascoltare e raccontare, scambiare, parlare, conoscere, anche se magari per qualcuno i libri non sono una grande passione. Ma non importa, tutti sono stati una spugna nell’ascoltare, e tutti sono stati attenti, attentissimi… Giuseppe, Maurizio, Andrea, Abdul, Nico. Tutti con un sorriso dolce, quasi timido. Qualcuno aveva più voglia di raccontare la sua storia, qualcuno no. Ma non importa, è bello ogni tanto  fare come si ha voglia di fare.

Ecco, quella è stata la prima volta in cui sono davvero entrata in carcere, perché ho avuto uno scambio umano con delle persone. Ognuna con la sua storia, i suoi errori, il dolore che vive e il dolore che ha creato, un reato commesso e una pena da scontare. Tutto questo è realtà, come è realtà il fatto che siamo tutti quanti persone. Ed è stato così che ho sentito, e non solo capito, che quel cemento ospita delle vite. Me l’ha fatto capire prima di tutti Maurizio, che per ben due volte ha sporto dalla finestra della sua cella la bandiera della Samp. Ecco, così non solo la mia testa ma anche il mio cuore ha fatto uno più uno e ha sentito che lì dietro ci stava una persona.

E il paradosso è stato che, proprio attraverso il contatto umano che ho vissuto, non mi sono sentita in carcere: non ho sentito che l’aria era razionata, ho sentito che stavo con delle persone a cui raccontavo delle cose mentre loro ne raccontavano a me. Potevamo essere ovunque. Anche se, poi,  la dose d’aria razionata è tornata quando è arrivata l’ora di salutarci. Allora lì eravamo di nuovo carcere, perché io potevo uscire e loro no. Arrivederci Francesca, torna a trovarci.

Grazie ragazzi. Ognuno cerca un modo per salvaguardare la propria libertà interiore, nonostante tutto. Il mio modo è quello delle storie, lette viste ascoltate raccontate. Voi me ne avete regalata una.

[Francesca Ferrua]

Editor e responsabile dei contenuti per l'Associazione culturale Sapori Reclusi