Face to Face – la prima foto segnaletica

FaceToFace_tatuaggi

Stiamo iniziando a riflettere su cosa significhi essere oggetto di uno sguardo giudicante. Lo abbiamo chiesto ai ragazzi del corso, e abbiamo parlato insieme delle sensazioni e dei sentimenti provati in occasione della prima volta in cui sono stati fotografati dalla polizia, prima di entrare in questura o in carcere. 

Ecco quello che abbiamo condiviso.

 

Le sensazioni che io ho provato nel momento in cui mi hanno fatto le foto segnaletiche sono state bruttissime… Ho pensato che quelle foto poi le avrebbero pubblicate sui giornali e nei telegiornali, di conseguenza mi sono preoccupato per i miei bambini perché venendone a conoscenza nella zona dove abitavano i mie famigliari questi avrebbero potuto essere trattati male o isolati… Questo pensiero mi ha fatto stare molto male… (Echbani)

 

La prima volta che sono stato schedato dalla polizia per me è stato come un gioco… prima perché ero molto piccolo e poi perché ero stato rilasciato in affidamento alla mia famiglia. Ma quando sono stato arrestato per la prima volta, e mi hanno fatto le foto segnaletiche per me è stato un vero trauma perché ero molto spaventato per quello che dovevo passare in carcere e soprattutto ero molto dispiaciuto per il dolore che davo a mia madre e a tutta la mia famiglia.
Però il mio pensiero più grande era sempre per mia mamma, perché le avevo spezzato il cuore, ma le mamme sono sempre le mamme che perdonano sempre, o quasi sempre, i propri figlie e io… sono stato perdonato da mia madre. Per questo la mia permanenza nel carcere è stata più alleggerita dall’impatto che avevo avuto all’entrata: perché ho trovato delle persone più grandi che mi coccolavano perché ero il più piccolo ma soprattutto perché avevo tutto l’amore della mia famiglia e di mia madre. (Francesco)

 

Raccontare quello che si prova non è semplice è un insieme d’inquietudine e un amaro stupore.
La prima domanda fatta dall’agente della matricola “F. MAURIZIO IN GIUSEPPE?”… Solo questo è un trauma indimenticabile, dato che non riesco a perdonarmi di aver fatto pronunciare il nome del mio amato papà in quello squallido luogo… Da quel momento in poi è il crollo del tuo mondo addosso a te, ti passano tutti i pensieri, ti ritrovi in un istante prigioniero dell’angoscia, dopo la foto e le impronte digitali con lenzuola coperta e fornitura in plastica, in mano un sacco nero con i tuoi indumenti e il graduato che pronuncia il tuo cognome e di assegna un luogo “cella 211 quarto piano”.  Un incubo, dalle stelle alle stalle ed eccomi in un inimmaginabile mondo. E il dramma diventò tragedia quando il “IN GIUSEPPE” diventò “FU GIUSEPPE”, con la morte del mio amato padre. (Maurizio)

 

Erano le tre di notte, un gran fracasso mi ha svegliato da un sonno profondo, ammanettato sono stato caricato in macchina e portato in questura. Dopo diverse ore d’interrogatorio mi hanno messo in mano un grosso fascicolo e, ricaricato in macchina, mi hanno trasferito in carcere. Per me era la prima volta che entravo in un istituto di pena, e fino al quel momento non immaginavo cosa mi aspettasse. Sono stato rinchiuso in una stanza, un luogo sporco e maleodorante, in seguito mi hanno detto che quel luogo veniva chiamato “il canile”, ma io che amo tantissimo i cani di sicuro non li avrei mai messi lì…
Dopo diverse ore mi hanno accompagnato in un ufficio e dopo diverse domande di rito, “nome cognome, paternità, luogo e data di nascita”, mi hanno fatto accostare in una parete per le foto.
Ad eseguire il compito di fotografo era un agente che, con il suo modo per niente garbato, mi ordinava di mettermi in posa, “si metta di fronte, si giri a destra, si giri a sinistra”… sentii che tutto mi crollava addosso. In quel momento ho capito che la mia vita era cambiata: prima avevo problemi di parcheggio ora invece il parcheggiato ero io. (Giovanni)

 

Che te devo dire? Rabbia. Rabbia, tanta rabbia. Non serve scriva altro. Basta una parola. Ho provato rabbia. (Nico)

 

(Credits: la foto a sinistra appartiene all’Archivio del Museo Cesare Lombroso di Torino. La foto a destra è stata scattata da Davide Dutto, fotografo professionista che curerà la realizzazione fotografica del progetto)

 

Editor e responsabile dei contenuti per l'Associazione culturale Sapori Reclusi