Il campo che non c’è

 

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Saluzzo. “Che senso ha un campo di calcio nuovo e mai utilizzato all’interno del carcere di Saluzzo?”. È la domanda che si pongono tutti quei detenuti che da più di tre anni assistono a questo teatro dell’assurdo. Fino al 2010 c’era un campo di calcio con le misure regolamentari ed in terra battuta che veniva utilizzato 1 volta a settimana dai vari reclusi. Si organizzavano partite tra le varie sezioni, tra detenuti e agenti. Oggi su uno spazio assai più ridotto, a fianco del nuovo padiglione, sorge uno splendido campo in erba sintetica, color verde speranza, che lascia immaginare chissà quali partite e chissà quali divertimento per chi anche all’interno del carcere non ha nessuna intenzione di abbandonare il suo sport preferito: il calcio. L’assurdo però è che in tutto questo periodo nessuno sia mai potuto entrare sul terreno di gioco: l’impianto è rimasto una cattedrale nel deserto. La solita burocrazia impedisce a chi già vive una situazione di disagio ed è destinato a rimanere ancora tanti anni in carcere, di avere uno spazio per muoversi e per svagarsi.

Paradossalmente inversa, invece, la situazione della palestra che è aperta e agibile, ma che ha attrezzature obsolete e parzialmente inutilizzabili. In questo contesto per i detenuti praticare sport diventa sempre più complicato, nonostante l’ordinamento penitenziario stabilisca con la legge n. 354 del 1975 che le attività sportive, ricreative e culturali siano obbligatorie. C’è qualcuno – da qui al “fine pena mai” – in grado di dare una risposta alla più che legittima domanda dei detenuti del carcere di Saluzzo?

[I detenuti di stampatingalera]

 

Editor e responsabile dei contenuti per l'Associazione culturale Sapori Reclusi